intarsio in scagliola intarsio marmo by Fabiola Lunghetti
intarsio in scagliola intarsio marmo by Fabiola Lunghetti
La tecnica della scagliola, nata tra la fine del '500 e i primi del '600, ebbe tra i
suoi massimi artisti Enrico Hughford (1695-1771), monaco dell'Abbazia di
Vallombrosa. intarsio in scagliola intarsio marmo
Proprio a Vallombrosa l'Hugford eseguì i suoi lavori più belli, tra cui l'altare
della chiesa abbaziale. intarsio in scagliola intarsio marmo
Il lavoro inizia col disegnare ed incidere una lastra di marmo o ardesia, ricavando
un canale che viene riempito con una polvere colorata, mescolata a collanti. La
superficie del marmo viene poi levigata e, se necessario, si praticano nuove
incisioni, più fini, per inserire altre sfumature di colore.
Il lavoro, lungo e paziente, si conclude con una serie di operazioni di lucidatura.
Il risultato è una splendida superficie decorata a colori brillanti e duraturi.
Un tavolo decorato a scagliola è un elemento prezioso, e costoso, per arredamenti di
grande prestigio: alberghi di lusso, palazzi di rappresentanza, saloni da
ricevimento di persone molto, molto importanti. intarsio in scagliola intarsio marmo
Produzione tavoli, pannelli e consolle ad intarsio in scagliola, lavori di decorazione anche su progetto del cliente
Scagliola e Pittura su pietra
La raccolta di pietre conta oltre cinquecento esemplari, tra pietre dure e tenere.
Il campionario esposto, accompagnato dalla nomenclatura scientifica e da quella
d’uso, mostra quali erano i materiali più diffusi impiegati dalla manifattura
medicea. Erano in genere gli artisti a recarsi per conto dei Medici alla ricerca dei
giacimenti più adatti.
Tra i marmi, in parte di provenienza archeologica, utilizzati nel primo periodo
della produzione artistica, si possono ricordare il porfido e il granito, di
provenienza egiziana.
Erano invece presenti in Toscana alcune pietre tenere come l’alberese, pietra
calcarea che poteva assumere colorazioni e quindi nomi diversi (tigrato dell’Arno,
lineato dell’Arno, pietra paesina) e l’alabastro di Volterra, sfruttato per
l’opalescente trasparenza.
Maggiore resistenza avevano gli alabastri calcarei di provenienza orientale, come
l’alabastro fiorito (forse dall’Asia minore) e l’alabastro cotognino, egiziano.
Nella manifattura più frequente fu il ricorso a pietre pregiate, tra cui il
lapislazzulo, particolarmente in voga nel Cinquecento sia per i vasi che per le
tarsie. La qualità migliore era il lapislazzulo di Persia, allora proveniente
dall’Afghanistan, prima di essere sosituito, nel settecento, da quello siberiano.
Tra le pietre più trasparenti il cristallo di rocca, un quarzo incolore proveniente
dalle Alpi, che veniva impiegato soprattutto per l’intaglio. Per il commesso era
invece preferito, per la trasparenza, il calcedonio orientale, che assumeva preziose
iridescenze con l’inserimento a tergo di una lamina argentea.
REALIZZAZIONE SITO INTERNET